DALLA GUERRA CIVILE AD AUGUSTO (fine III secolo a.C.- 90/80 a.C)

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DALLA GUERRA CIVILE AD AUGUSTO (fine III secolo a.C.- 90/80 a.C) 2017-05-11T14:56:11+00:00

 

SPIAGGIA FONTANELLA

 

Nonostante il contesto riporti una situazione in continua crescita, Populonia verrà descritta dal geografo Strabone, durante il suo viaggio in età augustea (14 a.C.-24 d.C.), come “un piccolo centro del tutto abbandonato ad eccezione dei templi e di poche costruzioni”.La città, infatti, non si riprese mai dalla repressione di Silla di qualche decennio prima e, attorno all’anno 0 la città iniziò una forte contrazione degli spazi, fatta eccezione per il porto, ancora vivace in età Tardo-antica.Le attività estrattive e metallurgiche, però,continuarono ancora nonostante la città ormai non esistesse più:Strabone infatti, nonostante l’abbandono delle miniere,troverà infatti forni ancora attivi.Plino il Vecchio qualche anno dopo, si stupì poi del fatto che le miniere elbane fossero ancora attive nonostante il divieto di estrazione emanato dal senato romano: infatti in gran parte il ferro proveniva dalle province segnando il definitivo arresto della produzione di Populonia che, per alcuni secoli, fu destinata in prevalenza all’autoconsumo. E’ certo,poi, che abbia risentito di una sorta di globalizzazione dell’epoca dettata dal fatto che Roma, avendo allargato i confini dei suoi domini,poteva contare su altre fonti di approvvigionamento,perdendo dunque interesse per la città di Populonia.Strabone riporta poi come la città fosse ancora suddivisa in due parti, una alta, coincidente con la zona delle arce e sostanzialmente deserta,e una bassa, sul porto,densamente abitata. La testimonianza del geografo,quindi, rivela comunque \una forma di insediamento marcata su un modello precedente, sebbene siano evidenti i segni di un precoce accentramento verso la zona portuale.Questa testimonianza appare verificata dagli scavi compiuti nel 2001, dove il declino provocato dalla guerra civile e dalle successive ritorsioni non sembra avere soluzione di continuità fino alle ultime tracce di frequentazione,riscontrabili fino e non oltre l’ultima età Augustea.Anche in questo caso il periodo storico è stato ulteriormente ripartito in fase A e fase B sulla base della datazione dei reperti archeologici.Nella fase A gli unici rilievi interessanti che testimoniano che la città non fosse del tutto abbandonata,riguardano l’abitazione della via ovest: questa risulta infatti rioccupata e ristrutturata con l’impiego di materiale di riuso,ristrutturazione che ha previsto un nuovo ingresso aperto in breccia nel muro del terrazzamento adiacente e la costruzione di un nuovo marciapiede utile al nuovo
accesso. Il terrazzo delle Logge testimonia invece un completo abbandono,fatta eccezione per alcuni ambienti che, perlomeno fino al I secolo d.C., appaiono
frequentati probabilmente a causa della presenza della cisterna (verosimilmente ancora utilizzabile). Per la restante parte del Poggio del Telegrafo e Poggio del
Castello non si registra lo stesso fenomeno di abbandono: varie infatti sono le segnalazioni di materiali arcaici e tardo-arcaici che portano ad ipotizzare una
scelta intenzionale di ridurre la frequentazione a carattere residenziale della sommità dell’acropoli a favore di una destinazione funzionale. La fase B, che corrisponde alla tarda età augustea,segna al contrario il definitivo abbandono anche dell’abitazione; la viabilità non viene più curata, così come il
sistema di canalizzazioni per l’approvvigionamento e lo smaltimento delle acque e il materiale che vi si deposita è segno di sporadiche e difficili sopravvivenze.
Nell’area antistante la costruzione del terrazzamento delle Logge,però, è stata identificata una fase di riuso con strutture,probabilmente tettoie,appoggiate al prospetto a arcate. Parallelamente,poi, al margine meridionale della sella, sono state riconosciute tracce di un’ulteriore struttura lignea,probabilmente riconducibile ad un’attività artigianale.Gli scavi condotti dalla Soprintendenza a partire dal 2003 hanno dunque confermato l’utilizzo di questo settore dell’acropoli fino almeno al I-II secolo, già intuibile in base ai materiali rinvenuti nell’area della sella.Se gli scavi confermano quanto detto da Strabone per quanto riguarda l’acropoli,non sono stati invece rinvenuti gli apprestamenti portuali di cui parla il geografo. La descrizione farebbe riferimento alla baia di Baratti ma tutt’oggi non sussiste alcuna traccia dell’abitato. Secondo la sua descrizione, poi,al carattere residenziale dell’insediamento si assocerebbero funzioni produttive che sembrano alludere alla salagione del pesce mentre gli apprestamenti potrebbero essere riferiti ad una marittima oppure ad un quartiere portuale con arsenali e infrastrutture situate a nord della chiesetta di San Cerbone. Durante le ultime campagne di scavo sono stati rinvenuti,infatti, i resti di alcuni bacini destinati alla trasformazione del pescato anche se non è ancora chiaro se questa attività fosse stanziata su scala locale o in un contesto produttivo più ampio.L’ipotesi più probabile imporrebbe il rinvenimento di questo nella parte del golfo protetta dalle mura,che però lascia uno spazio veramente esiguo per consentire uno sviluppo.I pochi ritrovamenti sembrano appartenenti più ad una serie di ville che ad un vero e proprio centro abitato. Così come i reperti della spiaggia non sono abbastanza consistenti da rivelare la presenza di ormeggi atti allo scarico e alla gestione delle merci.Anche lo studio delle correnti marine sembra rendere impossibile l’approdo sicuro delle navi,dato che quindi negherebbe in partenza la presenza di un molo commerciale lì situato. Se a questo si unisce il fatto che il porto di Baratti ospiterà l’intera flotta di Tiberio, è evidente che questo dovesse essere di una certa consistenza.In conclusione, è da escludere che il porto principale fosse situato nella baia di Baratti: i ritrovamenti marini possono essere verosimilmente appartenenti ad un porticciolo ad uso esclusivo della città più che al vero fulcro commerciale e militare.Il problema della collocazione di porto Baratti potrebbe trovare soluzione se si prende in esame il sistema lagunare piombinese del quale i geografi storici studiano l’evoluzione da diversi anni. Se, infatti, si evidenzia la collocazione di tutti i reperti archeologici è evidente come rimanga scoperta una grande fascia che coincide con quella che una volta doveva essere una stretta laguna racchiusa tra due tomboli, così come ipotizzato dal Cardarelli in una sua pubblicazione del 1963. Questa teoria era stata esclusa da Fedeli nel 1983, ma mettendo a sistema tutti i risultati raccolti nel corso degli studi successivi e le testimonianze della cartografia storica,si può comunque tenere per buona almeno parte dell’intuizione. La proposta più attuale prevede la presenza di un braccio lagunare proteso dal golfo meridionale fino a Poggio dell’Agnello, a breve distanza dal centro etrusco, sul quale dovevano essere distribuiti una serie di approdi più o meno provvisori con le relative infrastrutture. Il borgo portuale descritto potrebbe dunque essere situato nell’estremità settentrionale del braccio lagunare, alla distanza più breve dalla città alta.Ad ogni modo, nonostante chiare prove riportino la descrizione di un centro in declino, Populonia sembra mantenere comunque un certo rilievo di natura commerciale (il che spiega la concentrazione abitativa in area portuale), ma anche un ruolo di carattere puramente amministrativo.In alcuni documenti epigrafici si conferma l’intuizione di Minto, in cui si parla di un municipium, istituito dopo la guerra civile e ascritto alla tribù Galeria di cui si conosce anche il nome di un magistrato, Lucius Vesonius quattuorviro.

FONTE: Tesi di Francesca Gerosa e Valeria Guerrisi relatore Valter Scelsi e correlatrice Marta Coccoluto