EPOCA MODERNA

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EPOCA MODERNA 2017-05-11T14:56:11+00:00

 

 

 

 

                                                             EPOCA MODERNA

ETA' MODERNA GOLFO BARATTI

ETA’ MODERNA GOLFO BARATTI

 

EPOCA MODERNA:Nei primi del Novecento la zona costiera del Golfo di Baratti è ancora caratterizzata dalla presenza di enormi quantità di scorie ferrose risalenti al periodo di lavorazione etrusca: oltre un milione di metri cubi di materiale ferroso che, nel 1915,in piena Grande Guerra, era molto richiesto,spinsero la Società Ernesto Breda a commissionare una stima per valutare l’entità del deposito delle scorie e, nel 1917, a tentare di riutilizzarle in modo industriale, ma senza successo per il loro elevato contenuto di silice.Visto il fallimento, nel 1919 il contratto di sfruttamento fu ceduto alla S.A. Populonia,una società a capitale tedesco che si formò per portare le scorie nella Ruhr via mare dopo aver scaricato il carbone trasferito in Italia come risarcimento dei danni di guerra. La S. A. Populonia attrezzò la miniera dotandola di impianti all’avanguardia e di elettrificazione grazie ad una centrale a carbone costruita appositamente.Nel 1929, però, i contrasti con la proprietà dei terreni si fecero insanabili costringendo la Società ad abbandonare i lavori che conobbero un periodo di scarsa attività dovuto soprattutto all’entrata in vigore della legge mineraria del 1927.Fu solo nel 1933 che la proprietà dei terreni fu nuovamente acquisita dalla S.A. Populonia Italica con interessi però sostanzialmente agricoli,ma che nel 1935 chiese ed ottenne la concessione mineraria per sfruttare il residuo di giacimento.A seguito delle sanzioni imposte dalla Società delle Nazioni per l’intervento italiano in Etiopia, lo sfruttamento delle scorie diventò autarchico, avendo come conseguenza il trasferimento della concessione alla Società ILVA che, tra il ’36 e il ’37 riorganizzò la vecchia miniera ampliandone i limiti fino ad oltre il Podere Casone.All’ILVA subentrò la consociata Soc. An.Mineraria Siderurgica Ferromin che si insediò dal 1939 al 1943, quando alcuni bombardamenti sugli impianti siderurgici ne imposero la chiusura.Dopo la Seconda Guerradell’autarchia,l’interesse industriale per le scorie si affievolì al punto che La Ferromin, seppur titolare della concessione, affidò i lavori all’Etruria Srl che la gestì fino al 1969 quando l’attività cessò definitivamente.In questi quarant’anni di attività siderurgica diversi secoli di attività furono totalmente eliminati,portando così alla luce le monumentali tombe a tholos e a edicola il cui ritrovamento segnò l’inizio della riscoperta dell’antica Popluna.Alcuni scavi archeologici erano già stati effettuati a livello amatoriale nel corso dell’Ottocento, altri sia durante i lavori di estrazione che negli anni Settanta grazie ai volontari dell’Associazione Archeologica Piombinese.Le campagne di scavo sistematiche verranno però avviate solo alla fine degli anni Ottanta con la direzione della Soprintendenza Archeologica della Toscana.Negli anni 2000 le università di Siena, Pisa, Firenze e Roma La Sapienza, di concordo con la S.B.A.T.condurranno campagne di scavo estensivo finalizzate all’apertura dell’area dell’acropoli nel parco archeologico di Baratti e Populonia.Parallelamente all’attività siderurgica,un altro importante ambito prende piede a partire dai primi anni del novecento: il turismo.

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Nel 1927 la società Marina di Populonia propone una lottizzazione a carattere turistico residenziale, realizzata poi solo in parte in quanto fortemente contrastata dalla Soprintendenza Archeologica. Si tratta dell’area “Villini”, dove tra gli anni ‘30 e ‘60 verranno costruite alcune residenze private.L’attività turistico-balneare sempre crescente che caratterizzerà in maniera esponenziale tutta la zona costiera maremmana porterà il Comune a considerare l’area del Golfo di Baratti come area inedificabili di rispetto.

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Sarà però solo l’11 luglio del 1998 che verrà istituito il Parco Archeologico di Baratti e Populonia, gestito dalla società Parchi della Val di Cornia, creata dai comuni della Val di Cornia nel 1993 proprio per la realizzazione e gestione integrata del sistema dei parchi.sembra invece aver seguito una storia parallela autonoma rispetto agli avvenimenti che hanno caratterizzato la parte costiera del golfo,più legata all’agricoltura che alla siderurgia e al turismo. Almeno fin dagli inizi dell’Ottocento l’area del terrazzamento superiore delle Logge è stata infatti utilizzata come vigneto Ne è testimonianza un’incisione di Giorgio Santi che raffigurò il terrazzo delle Logge in occasione della sua visita a Populonia,avvenuta nel 1806.L’uso agricolo dell’area ha modificato nettamente il paesaggio attraverso la costruzione di nuovi terrazzamenti,di nuovi muri di contenimento, perlopiù costruiti con pietrame proveniente dai monumenti,e con l’appianamento di aree intermedie mediante l’asportazione di terreno da monte e riporto a valle.La messa a coltura dell’intera area, in concomitanza con gli ampi scassi realizzati poco prima della Seconda Guerra Mondiale dinanzi alle piccole esedre per lo svuotamento degli ambienti ipogei, hanno pesantemente inciso la stratigrafia archeologica,compromettendo in buonamisura la possibilità di comprendere appieno la funzionalità delle strutture. Fra le attività di scavo che hanno intaccato maggiormente la stratigrafia archeologica,bisogna ricordare poi l’ampio livellamento operato nel 1974 nella sella fra i poggi del Telegrafo e del Castello per la realizzazione di un campo sportivo.Lo smantellamento ha comportato l’asportazione di gran parte di stratificazione archeologica relativa alle fasi di vita del terrazzamento su cui sorgono i templi, anche se è proprio da questo episodio che sono cominciate le attività di scavo sotto la direzione dell’allora ispettrice Antonella Romualdi. Per la natura dei ritrovamenti,infatti,ha richiesto uno scavo di tipo estensivo,con interventi di analisi stratigrafica dei depositi antichi limitati solo ad alcune aree, sacrificando però una porzione significativa del paesaggio composito che si era andato consolidando dopo l’abbandono delle coltivazioni, ma che ne ereditava ancora le infrastrutture.

 

FONTE: Tesi di Francesca Gerosa e Valeria Guerrisi relatore Valter Scelsi e correlatrice Marta Coccoluto