ETA’ DEL BRONZO E DEL FERRO

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ETA’ DEL BRONZO E DEL FERRO 2017-05-11T14:56:11+00:00

ETA’ DEL BRONZO E DEL FERRO

 Eta’ del bronzo e del ferro:Proprio all’Età del Bronzo (XII-X secolo a.C.) che si fanno risalire gli albori di Populonia, dal momento che è in questo periodo che si iniziano a formare i primi villaggi. Inizialmente, nell’età del Bronzo Antico (3000-2000 a.C.), si trattava solamente di capanne costituite da pavimentIcostruiti con frammenti di vasi e pareti di frasche, protette da intonaci di argilla che punteggiavano il litorale sabbioso del golfo di Baratti:Il periodo del Bronzo Medio (2000-1500 a.C.) non risulta finora documentato, fatta eccezione di un frammento di ceramica con decorazione incisa e impressa rinvenuto negli strati inferiori di un insediamento del Bronzo Finale sito lungo le dune antistanti la pineta del podere Casone.Momento culminante della cultura villanoviana sembra risalire all’età del Bronzo Finale (1550-1200 a.C.),quando ormai vari villaggi e piccole città erano diffuse su un’area molto vasta che va dall’Emilia Romagna all’Italia meridionale (nelsito di Pontecagnano, in Campania). E’ in questo periodo che, anche a Populonia, iniziano a comparire i primi veri e propri insediamenti formati da clanche daranno poi origine alla città di Populonia: nel nostro caso, Populonia, occupando pianori più o meno vasti per l’insediamento e le colline adiacenti per le necropoli. Tale radicale cambiamento risponde ad esigenze prettamente economiche legate al più razionale sfruttamento delle risorse agricole e minerarieed alla scelta di collocarsi in prossimità di vie di comunicazione naturali e di approdi fluviali, lacustri e marittimi per ragioni di natura commerciale. Per quanto riguarda Populonia, i clan villanoviani risalirono le pendici del promontorio e, per la prima volta, decidettero di fondare nuovi villaggi; sulla sommitàdel poggio del Telegrafo, dove sono stati rinvenuti resti di un tempio ellenistico, in giacitura secondaria sono state rinvenute le tracce del primo villaggio villanoviano, destinato poi a diventare la città di Populonia. Fu infatti su questo promontorio che una famiglia reale costruì una grande capanna di forma ovale, dal tetto di frasche, dalle pareti di argilla e alle fondamenta scavate nella roccia.

capanna fondativa eya' del bronzo e del ferro

L’abitazione tipo nella civiltà Villanoviana era infatti costituita da capanne a pianta ellittica, circolare, rettangolare, o quadrata di dimensioni molto varie a prescindere dalla forma, costruita con materiali deperibili come legno e argilla; per le ricostruzioni gli archeologi si sono dovuti avvalere di un numero piuttosto limitato di rinvenimenti di superficie (come fondamenta, fori per i pali di sostegno e canalette di fondazione) e di modellini rappresentati dalle urne conformate a capanna. Le abitazioni erano infatti sostenute da pali inseriti all’interno del perimetro per il sostegno del tetto ed all’esterno per le pareti così come i ritrovamenti situati sulla cima del Poggio del Telegrafo. A volte erano invece costruzioni incassate nel terreno e il cui tetto poggiava su un argine di terra e sassi. Entrando nel merito dei dettagli, il tetto delle abitazioni a pianta rettangolare poteva essere a quattro falde o a doppio spiovente, con una porta sul lato corto e abbaini sul tetto per l’uscita del fumo del focolare che, in genere, era rettangolare, o quadrata di dimensioni molto varie a prescindere dalla forma, costruita con materiali deperibili come legno e argilla; per le ricostruzioni degli archeologi si sono dovuti avvalere di un numero piuttosto limitato di rinvenimenti di superficie (come fondamenta, fori per i pali di sostegno e canalette di fondazione) e di modellini rappresentati dalle urne conformate a capanna. Le abitazioni erano infatti sostenute da pali inseriti all’interno del perimetroper il sostegno del tetto ed all’esterno per le pareti così come i ritrovamenti situati sulla cima del Poggio del Telegrafo. A volte erano invece costruzioni incassate nel terreno e il cui tetto poggiava su un argine di terra e sassi. Entrando nel merito dei dettagli, il tetto delle abitazioni a pianta rettangolare poteva essere a quattro falde o a doppio spiovente, con una porta sul lato corto e abbaini sul tetto per l’uscita del fumo de focolare che, in genere, era altra funzione; è comunque molto difficile accertare la contemporaneità dell’uso delle varie strutture.L’organizzazione interna dei villaggi non segue quasi mai un criterio preciso e le capanne sembrano essere collocate a distanza variabile l’una dall’altra,probabilmente per utilizzare lo spazio intermedio per le attività agricole. Inoltre non sono mai state rinvenute fortificazioni, mentre sembra una costante la vicinanza delle necropoli ai singoli villaggi. Tornando al clan che abitava il golfo di Baratti, gli archeologi hanno ipotizzato che le necropoli relative al villaggio potessero essere quelle rinvenute a valle fino all’altro lato del golfo. Sulla base di studi che confrontano altri villaggi coevi con le rispettive necropoli, è stato evidenziato come, in molti casi, il modello insediativo sia quello di un abitato ubicato su un pianorodi grandi dimensioni o su una collina-acro-coro di media grandezza e di due necropoli o due gruppi di necropoli posti generalmente a settentrione e a meridione o a oriente e occidente: una appare come la principale, l’altra numericamente inferiore ma con caratteri di eccellenza.Dunque, sulla base di queste statistiche, è molto probabile che anche a Populonia le necropoli includano l’area adibita all’insediamento: un grande nucleo settentrionale,costituito dai sepolcri del Casone e delle Granate,è contrapposto ad una piccola necropoli di carattere gentilizio a sud, sulla pendice del Poggio del Telegrafo(Buca delle Fate).E’ quindi probabile che l’abitato si estendesse tra questi due poli. Vista l’importanza delle necropoli è da escludere che si trattasse di un complesso funerario riferibile ad un villaggio satellite: sulla base della teoria del gravity model si può immaginare che fossero connesse a un centro abitato di notevole rilevanza già per l’epoca, quello che con ogni probabilità doveva essere la futura Populonia.Fino a questo periodo i riti funebri consistono nell’ incinerazione entro ossuari biconici o ovoidi deposti in pozzetti o in tombe a camera oppure nell’inumazione in fosse con pareti rivestite a secco o lastre di pietra (come quelle rinvenute dall’università di Pisa nel 1972 sulle pendici occidentali del Poggio del Molino).La necropoli di Poggio e Piano delle Granate, sviluppata a partire dal IX secolo a.C.,58 si differenzia dalle necropoli delle altre città per il precoce uso delle tombe a camera,considerate una delle maggiori innovazioni rispetto all’Etruria del tempo e al suo assetto sociale, perlomeno a livello di rappresentazione funeraria. Questa tipologia,a pianta circolare o ellissoidale con copertura a pseudocupola sormontata da un tumulo, è un’innovazione probabilmente mutuata dal contatto con la civiltà nuragica o della Sicilia precoloniale.L’elemento di novità riscontrato nelle tecniche costruttive in questa necropoli è il fatto che il tumulo fosse parzialmente interrato in modo tale da contenere almeno in parte le spinte orizzontali della volta. Gli arredi funerari erano poveri di oggetti, i quali comunque sono stati utili per documentare il fatto che Populonia, tra la fine del IX secolo a.C. e la prima metà del VIII secolo a.C., era uno dei più importanti centri dell’Etruria tirrenica. Risulta infatti essere inserita “in una fitta rete di traffici e di relazioni con i centri dell’Etruria meridionale tirrenica, con Bologna,con l’area umbra (Terni), con la Corsica e soprattutto con la Sardegna, a cui andrà con ogni verosimiglianza imputata la trasmissione della tipologia della a camera con volta a pseudocupola, tipo che ha conosciuto a P. la più antica manifestazione dell’intera Etruria (Tomba del Rasoio Lunato del Poggio delle Granate).”Ciò nonostante,confrontando le sepolture del poggio del Telegrafo rispetto alla necropoli di Piano delle Granate e a quella di San Cerbone, queste sembrano utilizzare le tombe a camera in un momento precedente sebbene solo le prime presentino strutture monumentali con volta a pseudocupola.L’ipotesi è dunque quella che alcuni gruppi,all’interno delle comunità che controllavano l’accesso ai giacimenti minerari così come l’organizzazione degli scambi e dei trasporti di questi, si distinguessero rispetto al resto degli abitanti,andando così a costituire l’embrione dell’aristocrazia.Si tratta di tombe a camera con dromos e falsa volta (costituita cioè da pietre aggettanti le une sulle altre), a pianta rotonda,quadrangolare o ellittica,sotterranee, ma segnate alla superficie del terreno da un cerchio di pietre: sono le più antiche di questo tipo in tutta l’Etruria. L’uso della tomba a carattere familiare è infatti in anticipo di almeno un secolo rispetto alle altre comunità etrusche, documentando a Populonia un forte senso di continuità gentilizia.Esaminando i corredi funerari di quest’epoca, decisamente più compositi rispetto alle tipologie precedenti, è possibile notare come siano caratterizzati dalla scarsità di materiali ceramici,in contrapposizione all’abbondanza degli oggetti metallici, molti dei quali prodotti in officine locali.In generale, è comunque possibile cogliere i segni di una stratificazione sociale delle varie comunità, come ad esempio, la presenza di armi così come di elmi fittili utilizzati come copertura di ossuari. L’origine di queste tombe è tutt’oggi oggetto di discussione; si ipotizza possano derivare dall’Asia Minore, dalla Sardegna o come semplice evoluzione delle tombe a fossa.

eta’ del bronzo e del ferro foto:

carta archeologica

eta’ del bronzo e del ferro

Le ipotesi sulla nascita di Populonia sono state svariate nel corso dei secoli,molte contrastanti e via via smentite. Uno dei primi ad avanzare supposizioni è stato lo scrittore latino Servio, nel suo Commentario all’Eneide di Virgilio (in Verg., Aen., x, 172-IV sec.d.C.), il quale sostiene che Populonia sarebbe stata fondata dopo la prima unione federale etrusca di 12 popoli da coloni corsi e volterrani72.Gli archeologi, però, per decenni hanno smentito la sua ricostruzione: che sia stata colonia dei Corsi è forse un capovolgimento delle mire etrusche sull’isola mentre non può essere stata colonia di Volterra, perché Populonia, sia per la civiltà villanoviana, sia per quella delle tombe a camera, è almeno contemporanea,ma forse anche anteriore alla supposta madrepatria.Gli scavi recenti sul poggio del Telegrafo, però, hanno portato alla luce le capanne di un villaggio fondato in un’area che permetteva di controllare sia la terraferma che il mare, così come sembra essere avvenuto contemporaneamente a Roma e in altri centri dell’Etruria.Se i traffici con Bologna e soprattutto con la Sardegna appaiono così evidenti da far supporre una sorta di koinè culturale tra le due aree, non trascurabili devono essere quelli con la Corsica, che sembrano adombrati dalla tradizione serviana sulla fondazione di Populonia ad opera di genti provenienti dalla Corsica. Tali contatti sembrano avvalorati, più che dalla tipologia di alcuni oggetti rinvenuti, dal rituale di alcune sepolture in grotte naturali, riferibili alla fine del IX-inizi del VIII secolo a.C. rinvenute sul Monte Calamita nell’Isola d’Elba, nel Campigliese, alle pendici settentrionali della Valle del Manienti e all’interno del Riparo Biserno, rituale che presenta strette analogie con usi abbastanza frequenti in Corsica.

FONTE: Tesi di Francesca Gerosa e Valeria Guerrisi relatore Valter Scelsi e correlatrice Marta Coccoluto