ETA’ ORIENTALIZZANTE ( 730-580 a.c )

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ETA’ ORIENTALIZZANTE ( 730-580 a.c ) 2017-05-11T14:56:11+00:00

ETA’ ORIENTALIZZANTE ( 730-580 a.c )

L’età orientalizzante
(730-580 a.C.)

L’età orientalizzante:Fra il 650 e il 600 a.C. anche Populonia è in pieno sviluppo. Negli ultimi decenni del VII secolo a.C.,infatti, la città conobbe un periodo di grandi ricchezze e trasformazioni sociali che avranno importanti ripercussioni nell’assetto urbanistico e nella fisionomia della necropoli.E’ in questo periodo che si avviò sotto il suo controllo uno sfruttamento ben organizzato delle risorse minerarie dell’Isola d’Elba,sia dal punto di vista estrattivo che commerciale.Nuovi gruppi emergenti impegnati nelle attività manifatturiere si affiancarono all’aristocrazia fino ad allora dominante, partecipando al governo della città con uguali diritti.Una grande capanna a pianta rettangolare sostituì la capanna ovale fondativa costruita in epoca precedente sulla sommità del Poggio del Telegrafo. L’edificio doveva appartenere ad un personaggio di spicco e qui si ipotizza potessero svolgersi le assemblee dei rappresentanti della comunità (motivo per il quale si pensa possa trattarsi della “casa del re”).

tomba ad edicola

L’edificio precedente venne distrutto all’inizio del VII sec. a.C., evento celebrato con un brindisi rituale con cento tazze che sarebbero state poi adagiate all’interno della buca che sosteneva il palo centrale della struttura: il fatto che la costruzione di un nuovo edificio di rango sia stato accompagnato dal consumo di vino in un’occasione collettiva fa pensare ad un cambio al vertice della comunità populoniese. Iniziò a consolidarsi sempre di più, dunque, la conformazione sociale e urbanistica della città, che si svilupperà in due nuclei distinti: una volta consolidato, l’abitato era costituito da una città bassa che comprendeva i quartieri produttivi e la zona portuale, e una città alta (l’acropoli) posta sul Poggio del Telegrafo e del Castello.Sorsero allora gli edifici destinati alle maestranze e alle operazionilegate alla fusione del ferro e alla metallurgia, disponendosi fuori dalla città lungo le pendici orientali del Poggio della Guardiola, formando così un vero e proprio quartiere che col tempo si estenderà fino a coprire le necropoli orientalizzanti ed arcaiche.Sull’acropoli, invece, vennero costruiti edifici pubblici e sacri, che probabilmente influenzarono anche la nascita delle tombe ad edicola.Anche l’abitato si estende sulla sommità del Poggio della Guardiola,del Molino o del Telegrafo,così come sul Poggio del Castello. La necropoli riflette anch’essa l’assetto urbanistico della città, dove i sarcofagi, affiancati alle tombe ad edicola, disegnano delle vere e proprie strade che ne ricalcano la stessa organizzazione.Oltre ai traffici con le Isole, in questo periodo si hanno tracce anche di rapporti con la Grecia,dimostrati dalla ceramica importata e da monete focesi di Massalìa, l’odierna Marsiglia.Questo contatto influenzò pesantemente la cultura populoniese fino al VI secolo a.C., fatto riscontrabile soprattutto nella decorazione scultorea delle tombe ad edicola e nell’artigianato bronzistico.Le potenti aristocrazie etrusche avevano fatto proprio il modus vivendi giunto dall’Oriente, al punto che l’oligarchia stessa della città appare profondamente permeata di cultura greca nell’ideologia politica e religiosa. Ad esempio, è stata rinvenuta una tomba femminile risalente alla fine del IV secolo a.C. che restituisce la figura di una donna di rango la quale risulta essere stata custode dei culti dedicati a Dioniso e Afrodite, due divinità considerate fondamentali per il buon governo della città.Sarà proprio questa influenza culturale che darà il nome al periodo, durante il quale i cosiddetti principi etruschi, la nuova classe di imprenditori ricchi e potenti che gestivano il commercio dei metalli,celebravano il potere con lo sfarzo. Non è un caso che la tomba dei Carri, la più grande rinvenuta nella necropoli di San Cerbone,risalga proprio a questo periodo. Oltre ai consueti reperti (balsamari, statuette in bronzo, armi, vasellame per banchetti nell’aldilà), in questo sepolcro sono stati trovati un calesse e un carro da corsa.La tipologia di sepoltura in questo periodo continua ad essere quella delle tombe a camera, sebbene si protragga differentemente a seconda che ci si trovi nella necropoli di San Cerbone o nella vicina di Piano e Poggio delle Granate. Nel primo caso le sepolture si compongono di regolari tamburi realizzati in blocchi di panchina sui quali si impostano mensole sporgenti sormontate da un tumulo di terra. Le ultime,invece, sono caratterizzate dalla presenza di un’ossatura coesa in spezzoni di panchina disposti irregolarmente,coperta poi da un tumulo compatto di terra.

tomba a tholos dei carri

In quest’ultima necropoli sono state inoltre portate alla luce alcune tombe a camera a pianta rettangolare,anch’esse precedute da un dromos così come quelle a pianta circolare.La necropoli di Piano delle Granate indagata risulta comunque caratterizzata da un tessuto fitto e regolare,con le strutture poste molto vicine le une alle altre, gli ingressi coerentemente orientati ad occidente e tutte rivolte verso la linea di costa. Questo sviluppo,caratterizzato dalla stretta vicinanza tra varie tombe benché di epoche differenti,rivelerebbe la volontà di sfruttare intensamente lo spazio sepolcrale, forse ad indicare un rapporto diretto tra i nuclei gentilizi e quest’area cimiteriale.

FONTE: Tesi di Francesca Gerosa e Valeria Guerrisi relatore Valter Scelsi e correlatrice Marta Coccoluto