La romanizzazione (fine III secolo a.C.-90/80 a.C)

///La romanizzazione (fine III secolo a.C.-90/80 a.C)
La romanizzazione (fine III secolo a.C.-90/80 a.C) 2017-05-11T14:56:11+00:00

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                                    La romanizzazione (fine III secolo a.C.-90/80 a.C)

 

Nel 295 a.C.,nonostante l’alleanza con gli Ubri e i Sanniti, gli Etruschi vennero sconfitti dai romani nella battaglia di Sentino e,nel giro di qualche decennio,furono assoggettate a Roma tutte le città dell’attuale Lazio. Spesso si incorre nell’equivoco di pensare che le città sottomesse furono trattate con riguardo da Roma, equivoco frutto del fatto che questa non impose una cultura e nemmeno dazi e merci,anche perché l’assenza di monetizzazione dell’Etruria la rendeva impossibile dal punto di vista pratico.Optarono invece per uno status particolare, quello di civitates foederate, in cui la libertà nominale era invece nella pratica tenuta sotto controllo da trattati politici ed economici informali.Di questi territori fece parte Populonia.Non esistono informazioni in merito alle forme amministrative che caratterizzavano le civitates foederatae anche se è presumibile che, nella forma prevista dai trattati,l’aristocrazia avesse un ruolo importante coerentemente con la politica generale romana,tesa alla salvaguardia della posizione economica e politica delle classi dirigenti locali, che dovevano comunque garantire la fedeltà della città e il rispetto delle regole imposte. Una delle tecniche utilizzate per mantenere l’assoggettamento era, ad esempio, l’aver patteggiato con gli Etruschi l’invio regolare di soldati e, nel periodo di piena espansione romana, questo si tradusse nel privare della migliore forza lavoro le comunità toscane.Il territorio di Populonia probabilmente non fu colonizzato dai Romani come il resto dell’Etruria,ma fu più verosimilmente incorporato nel corso del III secolo a.C.: la città, infatti,sopravvisse come centro amministrativo della zona,mantenendo così una certa importanza (tanto che nel VI secolo D.C. verrà prescelta come sede vescovile).Il II e il I secolo a.C. furono probabilmente i secoli più produttivi della storia di Populonia.

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Le industrie siderurgiche della regione fornirono il ferro che armò la flotta di Publio Scipione nella spedizione contro Cartagine nel 205 a.C. nella seconda guerra punica, negli stessi anni in cui venne costruita la Via Aurelia fino a Pisa sfiorando il centro industriale nel suo percorso.Una traccia dell’importanza della città e del suo stretto legame con Roma sembra permanere fino all’età augustea, quando Virgilio inserisce Populonia tra gli antichi alleati di Enea.In quest’epoca il ferro cominciò ad essere trasportato grezzo per essere lavorato a Baratti, dove le scorie,avanzo della fusione,furono così abbondanti da ricoprire i sepolcreti anteriori al III secolo a. C. ed alcuni edifici etruschi.Il processo di romanizzazione sembra tradursi nel settore urbanistico e nell’arrivo di nuovi canoni architettonici e decorativi di derivazione ellenistica e probabilmente di maestranze campanolaziali o greche.L’acropoli fu oggetto di un completo ridisegno di stampo ellenistico, organizzato su terrazzamenti tenuti da imponenti muri di contenimento,che sarebbero serviti ad ospitare nuovi edifici pubblici e privati mediante l’impiego di nuovi modelli architettonici e nuove tecniche edilizie(come l’opera quadrata e le cortine).

 

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La topografia dell’area centro-meridionale dell’acropoli appare incentrata sull’area della sella, che sembra funzionare da cerniera fra le alture del Castello e del Telegrafo.Sulla base delle indagini condotte dagli archeologi,sembra possibile catalogare i reperti dell’acropoli risalenti all’età romano-repubblicana(periodo II)secondo un’ulteriore suddivisione cronologica. Il primo nucleo costruito risulta essere l’edificio conosciuto come “Le Logge”, di cui oggi rimane prevalentemente la sostruzione di un terrazzamento il quale ospitava al suo interno delle cisterne e fungeva da basamento per alcune strutture ancora non ben conosciute.L’area è posta nel sistema urbanistico dell’acropoli in una posizione suggestiva che, nelle città di fondazione o rifondazione romana realizzate in condizione orografica simile,è riservata al foro. In questo edificio sembra presente una separazione fra l’area del terrazzamento e gli ambienti meridionali che, assieme ai mosaici ex voto portati alla luce raffiguranti delfini, fanno avanzare l’ipotesi che si trattasse di un santuario dedicato a Venere.E’invece alla fase B che si fa risalire la costruzione ad arcate cieche che darà il nome all’edificio.L’area sud-orientale delle logge era probabilmente occupata da un complesso termale, ipotesi avanzata dalla presenza di un ambiente quadrangolare con nicchie alle pareti con una piccola esedra circolare.sul lato nord, pavimentata con un mosaico raffigurante immagini che richiamano questa destinazione funzionale.Sebbene il complesso, infatti, risulti pesantemente danneggiato,sono individuabili un apodyterium, un balneum e un calidarium, completo di alveus (purtroppo completamente asportato),e di una piccola esedra per il labrum; l’impianto di riscaldamento, alimentato da un prefurnio posto al lato dell’alveus e i condotti di fuoriuscita dei gas di combustione posti agli angoli opposti, mostrano affinità con un ambiente destinato alla sudatio simile alle terme di Fregelle.Nella sella tra le due alture del Castello e del Telegrafo le ricerche hanno invece permesso di individuare un’area sacra costituita da tre edifici templari, i cosiddetti tempio A, tempio B e tempio C, ai quali si aggiunge un edificio, nominato edificio D192. Il tempio A sembra essere il più recente tra gli edifici, ed è anche il minore193.Si tratta di un tempio a cella unica con colonnato nella parte frontale; dell’edificio si conservano le fondazioni e pochi resti del basamento in blocchi. La cella pressoché quadrangolare, alla quale si accedeva da uno stretto ingresso (pronao), ospitava la statua di una divinità ad oggi non ancora nota.Il tempio B, databile probabilmente al II sec.a.C., sulla base dello studio tipologico svoltosi circa la scalinata e la ritmica dell’intercolumnio,farebbe riferire l’edificio all’ordine tuscanico194. Si sviluppa nell’angolo nordoccidentale con una fronte di 23,98 m, e il basamento è realizzato, come il muro del terrazzamento, in opera poligonale di arenite, mentre le fodere laterali e l’alzato del podio sono stati quasi del tutto spoliati in età medievale.Il tempio C è probabilmente un terzo tempio posto in corrispondenza dell’angolo sud-occidentale delterrazzamento, del quale si è riportata alla luce la planimetria.La facciata del tempio risulta inquadrata da due colonne e preceduta da una scalinata che immette in un profondo pronao, con altre due colonne, da cui siaccede alla cella centrale e a due piccole celle laterali.Le tre celle probabilmente ospitavano una triade divina individuata in Cerere,Libero e Libera, ipotesi avanzata sulla base di alcune decorazioni rinvenute legate al culto della fertilità.L’articolazione complessa delle murature sembra denotarne un uso prolungato nel tempo sebbene l’intensiva attività di spolio subita abbia cancellato ogni traccia di utilizzo.Sebbene non vi siano elementi per definire una datazione precisa dell’edificio,i due templi simmetrici rispetto al terrazzamento sembrano rispondere ad una progettazione unitaria del complesso poiché coevi.L’edificio D si colloca nello spazio intermedio fra i due maggiori edifici, ed è composto da due ambienti posti in successione e pavimenti in battuto di scaglie di marmo. Anche in questo caso i muri sono stati spoliati per il recupero di materiale da costruzione, ma i pochi rimasti rivelano l’assenza di fondazioni il che fa pensare ad un edificio non elevato in altezza.L’ambiente orientale era probabilmente aperto e delimitato solo da uno zoccolo, mentre sul lato est vi era una scalinata di accesso.

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A differenza dell’altro, questo ambiente presenta fondazioni solide,e quindi doveva trattarsi di un ambiente chiuso e accessibile da un’apertura segnalata da una soglia di cui è rimasta traccia sulla parete ovest. Anche in questo caso non si hanno indicazioni precise in merito alla datazione ma si tratta probabilmente di un edificio successivo ai precedenti.Le indagini svolte nell’area sud-orientale dell’acropoli sembrano invece indicare un’estesa rasatura dell’area seguita da numerosi interventi di livellamento,spoliazione, scarico e taglio di trincee e fosse probabilmente volte ad attività agricola concentrate soprattutto dove prima sorgevano delle capanne, l’assenza di altre strutture abitative sembra indicare un temporaneo abbandono dell’area a scopi residenziali, che verrà invece ripreso nella fase B del V periodo.La risistemazione urbanistica dell’acropoli comporta una nuova realizzazione del sistema viario, della raccolta delle acque piovane e delle acque fognarie.Su questi elementi si integrò il sistema di terrazzamenti che permise uno sviluppo ortogonale della città mediante la regolarizzazione del pendio del Poggio e la realizzazione di spazi pianeggianti così come di costruzioni monumentali.Le soluzioni ingegneristiche adottate per interrompere la pressione dovuta alla pendenza elevata, dimostrano un’attenta progettazione del nuovo impianto urbanistico, che deve aver richiesto un notevole impiego di forza-lavoro,ma soprattutto di risorse finanziarie.E’in questo momento che fu realizzata una grande via basolata a carattere sacro, il cardo occidentale, che risalendo la pendice settentrionale del poggio del Telegrafo,collegava ideologicamente e fisicamente l’area dei templi a valle e l’edificio delle Logge; il cardo raggiungeva l’edificio sul lato occidentale il che fa presumere che continuasse fino alla sommità del poggio.Il carattere monumentale di questo complesso scenografico ricorda i coevi santuari repubblicani del Lazio..L’ipotesi che si tratti di una strada scenografica è avvalorata dal fatto che non sono riscontrabili tracce di passaggi di carri, unitamente alle grandi dimensioni(ampiezza massima di 5,4 m per una lunghezza di circa 25) e alla sua notevole pendenza.Un’ulteriore via basolata,il cardo orientale, risaliva il poggio sul lato orientale determinando un secondo asse, pressoché parallelo al primo, lungo il quale è stato identificato un sistema di terrazzamenti simili anche se meno monumentale poiché funzionale alla costruzione di un’abitazione.Alla fase C si riconduce la costruzione della terrazza delle Logge dell’insieme architettonico composto dagli ambienti absidati  e dalla cripta sottostante, racchiusa all’interno di un portico.In questa fase sono stati rinvenuti ulteriori reperti appartenenti all’abitazione sulla via orientale e alle supposte terme sulle Logge.La ristrutturazione dell’acropoli appare quindi un segno concreto della ricchezza e della vitalità della città tra l’inizio del II e il primo ventennio del I secolo a.C.;tuttavia non sono ancora noti i committenti, così come non sono conosciuti i detentori del controllo dello sfruttamento dei giacimenti e delle officine di raffinamento.E’ possibile, però, che almeno parte delle opere realizzate abbia visto l’intervento di privati che probabilmente derivavano le proprie fortune, se non dallo sfruttamento, quantomeno dalla commercializzazione del materiale raffinato.Per quanto riguarda invece l’area sud-orientale dell’acropoli si hanno cambiamenti ciclici che vedono alternarsi fasi di abbandono e fasi di risistemazione, anche consistenti, che portano dunque a pensare che la zona non svolgesse un ruolo di rilievo nel tessuto urbano dell’acropoli, ma fosse piuttosto in una posizione marginale, dove destinazione e frequentazione potevano mutare più facilmente rispetto ad aree centrali.A quest’epoca di grande fervore edilizio si fa risalire l’impianto della necropoli di Buca delle Fate, che, così come dagli studi effettuati nella necropoli delle Grotte e, più in generale nelle necropoli ellenistiche populoniesi, presenta la duplice modalità di sepoltura in tombe a camera o a fossa. Sulla base degli scavi condotti in questa necropoli, scoperta nel 1840 da Alessandro François e Giovanni Desideri, pare che la scelta di una tipologia piuttosto che un’altra possa derivare da un fattore economico, e dunque da una questione di ceto.Queste sono però solo supposizioni derivate dalla necessità di una maggiore manodopera per la costruzione di una tipologia piuttosto che l’altra, dal momento che i corredi funebri sono stati in gran parte depredati. Quelli superstiti però, permettono di delineare la necropoli come un luogo di sepoltura prescelto dalla classe media, aderente ad una stessa ritualità funeraria ma che, nonostante questo,adoperava tecnologie costruttive differenti forse dovute alla conformazione orografica del sito.

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Se il periodo II, iniziato nei primi decenni del II secolo a.C., si è aperto con un forte impegno progettuale,finanziario e operativo,attorno all’anno 80 si conclude con l’abbandono pressoché completo dell’Acropoli.La causa va ricercata nel nuovo conflitto politico che vedeva protagonista due fazioni della repubblica romana che si contendevano il predominio sull’Urbe: quella dei populares, guidata dal condottiero Gaio Mario,e quella degli ottimati il cui rappresentante era il nobile Lucio Cornelio Silla. La lotta politica si trasformò ben presto in guerra civile e molte città etrusche si allearono con Mario sperando forse che, una volta console,avrebbe seguito una linea semipopulista. Tra queste città, oltre a Volterra, Chiusi ed Arezzo, figurava anche Populonia.A seguito di questa decisione,la città subì le conseguenze della repressione sillana,vedendo un drastico ridimensionamento della propria importanza politica e commerciale.Questa che può essere considerata la prima vera crisi sia dal punto di vista civile che industriale, si riflettè nell’uso e nella frequentazione degli edifici.

FONTE: Tesi di Francesca Gerosa e Valeria Guerrisi relatore Valter Scelsi e correlatrice Marta Coccoluto