L’Età classica (480 a.C.-fine III secolo a.C.)

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L’Età classica (480 a.C.-fine III secolo a.C.) 2017-05-11T14:56:11+00:00

NEL V SECOLO A.C. la civiltà etrusca, con la cacciata dei Tarquini nel 509 a.C. inizia il suo lento ma inesorabile declino che la porterà poi a essere completamente assorbita da Roma.La Magna Grecia Era ormai diventata una realtà florida e la convivenza tra le due civiltà diventò sempre più complicata dato che entrambe miravano ad estendere i propri territori: il traffico di terra etrusco era fortemente ostacolato dal popolo mediterraneo.Si trattava comunque di anni caratterizzati da una forte instabilità: al nord la discesa dei Galli sconvolse i centri etruschi della pianura Padana mentre sull’Adriatico le città vennero contemporaneamente attaccate dai Celti e dai Siracusani, in piena espansione dopo la vittoria di questi ultimi contro la flotta ateniese nel 412 a.C138. Così come a Tarquina, Roselle,Vetulonia e Volterra139, anche a Populonia fu costruita a difesa dell’acropoli una cinta muraria in blocchi di pietra regolari, andando a cingere na superficie pari a circa 9 ettari140. La datazione della costruzione non è ancora certa, sia per la scarsa visibilità e conservazione delle strutture, sia per la mancanza di mura vicine costruite con tecniche costruttive simili con le quali confrontarle.lentamente, in modo incessante: tra il VI e il V secolo a.C. l’acropoli occupava i due rilievi del promontorio del Telegrafo e del Castello, protetta dalla cinta muraria che lascerà invece esclusi i quartieri operai che sorsero, a metà del IV secolo lungo le chine del poggio della Porcareccia.Lo sviluppo demografico, dovuto soprattutto ai movimenti immigratori dalla Spagna,dalla Sardegna, dalla Campania, dalla Corsica e persino dalla Grecia,portò la città a svilupparsi ben al di fuori delle mura antiche: vennero terrazzati i versanti occidentali del poggio del Telegrafo che avrebbero ospitato la nuova zona residenziale.Testimonianza del boom demografico è data dal fatto che l’espansione risulta disciplinata dalla definizione di un nuovo assetto insediativo, organizzato per assi orientati coerentemente in senso Nord-Est/ Sud-Ovest, asse registrato anche per le strutture portate alla luce nella sella tra i Poggi del Telegrafo e del Castello.

Pianta

Questa pianificazione,disassata rispetto alla precedente di circa 45°-47°,dimostra anche la volontà di raccordare in un sistema coerente i percorsi di viabilità, gli isolati e gli edifici per tutta l’estensione del Poggio.La nuova espansione renderà necessario un nuova sistema difensivo, le così dette mura basse. Il percorso difensivo risaliva dal golfo in grossi blocchi squadrati e scanditi da torrioni, con terrapieni alti anche sei metri, fino alle pendici del poggio della Guardiola per poi ridiscendere verso Cala San Quirico in forma di blocchi sbozzati. Un muro di raccordo, poi, univa questo nuovo circuito alle mura antiche dell’acropoli.L’aspetto particolare di questo sistema difensivo è che chiudeva la città rispetto all’entroterra: il mare non era considerato una minaccia ma faceva parte del territorio.I centri siderurgici, invece,erano concentrati nelle vicinanze del golfo di Baratti,al di fuori delle mura.Tramite questi passavano le strade che conducevano all’acropoli passando attraverso le mura della città bassa e dei quartieri residenziali.Queste ipotesi sono state fatte sulla base degli scavi archeologici condotti nel 2001, che hanno portato alla luce diverse strutture abitative a circa due miglia in linea d’aria dal circuito murario;sembra quindi probabile che l’area compresa tra l’allineamento ideale fra Poggio Grattalocchio e Poggio all’Agnello e le mura cittadine fosse destinato alla lavorazione dei materiali ferrosi. Inoltre i rilievi effettuati nel 2005 rivelano che, fra l’Acropoli di Poggio del Telegrafo e Poggio delle Guardiole, così come nei boschi compresi tra il Castello di Baratti e il Golfo, sono nascosti sotto la macchia i quartieri residenziali e manufatturieri della Populonia di età classica ed ellenistica così come tracce di frequentazione di età medievale e moderna.I quartieri metallurgici, però,si espansero andando ad occupare l’area delle antiche necropoli che quindi dovettero spostarsi, attorno al IV secolo a.C. le sepolture si spostarono sulle colline retrostanti al golfo di Baratti in località Le Grotte e in località Buca delle Fate.La necropoli delle Grotte è la più significativa ed estesa tra le necropoli di età ellenistica che si sviluppano nel momento di massima espansione della città, tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C158.

le grotte

All’interno di questa sono conservate tutt’oggi due tombe dipinte, quella delle “onde marine” e quella“del delfino”, attualmente le uniche di questo tipo in tutta l’Etruria settentrionale costiera.Oltre a queste sono state scoperte 35 tombe ad ipogeo e 8 tombe a fossa ad inumazione e a cremazione, ricavate nel riempimento della cava non più attiva, formato dai residui di lavorazione della calcarenite.Le tombe cosiddette limitrofe,collocate sulla parete ripida del costone di roccia, sono allineate su almeno sei livelli,quasi sovrapponendosi,testimoniando così l’enorme sviluppo demografico che costrinse i populoniesi al massimo sfruttamento dell’area sepolcrale.Si tratta di tombe a camera scavate in aree già utilizzate come cave per la calcarenite (detta anche pietra panchina), materiale da costruzione utilizzato per gli edifici della città e per le tombe monumentali,a differenza delle tombe a fossa scavate fino all’età romana nello strato di accumulo delle scorie,scarto della lavorazione del materiale, in prossimità delle pareti emergenti degli antichi tumuli, nell’area dove si svilupparono le attività industriali.

FONTE: Tesi di Francesca Gerosa e Valeria Guerrisi relatore Valter Scelsi e correlatrice Marta Coccoluto