MONASTERO SAN QUIRICO

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MONASTERO SAN QUIRICO 2017-05-11T14:56:11+00:00

 

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L’istituzione del monastero di San Quirico è da collocarsi poco prima del 1048. I primi documenti giunti ad oggi sono infatti datati 1029-
1130/1131, ovvero sette pergamene copiate tra la fine del XII secolo e l’inizio del XIII. Non offrono dati precisi sull’origine dell’ente, sebbene lascino
supporre che sia giunto alla stato monastico solo gradualmente.l primi documenti che accennano alla sua esistenza, datati 17 aprile 1035, 26 febbraio 1044
e 2 gennaio 1048, fanno riferimento solo alla chiesa di San Quirico, citando solo successivamente, in un altro documento del 3 gennaio
1048 anche il monastero327. E’ quindi probabile che il complesso monastico sia stato costruito in tempi differenti. Pare comunque che inizialmente fosse
nato come romitorio, come testimonia un documento datato 25 gennaio 1087,ma non sono giunte notizie più specifiche in merito agli iniziatori della vita
eremitica né ai promotori del passaggio al monachesimo benedettino. Le notizie giunte tramite i documenti ecclesiastici non sono molte,salvo pochi documenti
pontifici che riportano quanto meno le principali tappe della sua vita: il 5 dicembre

 

del 1143, ad esempio, il papa Celestino II diresse all’abate Alberto una bolla in cui prendeva il cenobio sotto la protezione della Sede
Apostolica, confermandogli le decime e i possessi fino ad allora goduti e concedendogli l’esenzione dall’ordinario diocesano per le ordinazioni sacerdotali e la
libera elezione dell’abate329.Vi è anche un elenco del patrimonio del monastero, che comprendeva dei terreni a Cala s. Quirico
“Ambrosii usque ad montem
Scultatoris, montem videlicet
civitatem destructe que
antiquitus Populonia vocata
est”,
le chiese di San Cristoforo di Livellaria (Casalappi), di San Biagio di Laborcone e, in Corsica, di San Nicola di Monario, alcuni possedimenti nelle località di
Piscina Liufredi, Castellare,(anch’essi identificabili nell’odierna Casalappi)Falconaia, Franciano,La Cosella, Fabriciano,Caldanella (Caldana di
Campiglia Marittima) e le saline e il mulino di Guadalto. Sono comunque due le famiglie che in questo periodo fecero donazioni al monastero di San Quirico,
della Gherardesca e Aldobrandeschi.La fase di sviluppo e accrescimento patrimoniale di San Quirico fu però breve: sappiamo poi che nel XIII
secolo il monastero, come tanti altri all’epoca, subì una grave crisi dovuta alle mutate esigenze della spiritualità e allo sviluppo dei nuovi Ordini
Mendicanti ed Eremitici.Questi, infatti, acquisiranno in questo periodo sempre più vigore, fino a culminare nella “grande unione” del
1256 e nella creazione dell’Ordine degli Eremiti di Sant’Agostino, ai quali verranno dati in concessione moltissimi monasteri benedettini della Maremma,
ormai preda di una profonda crisi economica e vocazionale. Tra i tanti, il monastero di San Quirico ebbe la stessa sorte: era infatti giunto ad un tale stato
di crisi che Papa Innocenzo IV lo concesse agli eremiti di S. Maria di Rupecava presso Ripafratta che però non vi si trasferirono, dato che il 25
febbraio 1259 il vescovo di Massa, Ruggero, vedendolo ancora abbandonato, con la ratifica di papa Onorio IV, il 10 luglio 1285 lo affidò
agli eremiti Guglielmiti di Malavalle che vi rimasero fino alla fine del Trecento;anche se con i Guglielmiti la storia del monastero venne prolungata di almeno
un secolo e mezzo,le sue ricchezze non furono comunque particolarmente floride a giudicare dagli elenchi delle decime che lo annoverano tra gli esentinegli anni 1274-1280 e 1302-1303335. Un documento conservato nell’Archivio Storico di Piombino del 1557 descriverà addirittura la chiesa ed il conventocome spazi utilizzati come stalla: la situazione ormai era irreversibilmente compromessa al punto che il monastero fu soppresso e le sue rendite e i dirittipassarono alla chiesa pievana di Piombino.Ovviamente le visite pastorali si interruppero ma di esso non fu perduta memoria e leggibilità visto che l’abateAgostino Cesaretti ne descrisse le rovine in un documento risalente al XII secolo.I resti dell’antico monastero,sopravvissuto fino al 1577,sono ancora ben identificabilisulle pendici occidentali di Poggio Tondo malgrado il grave stato di abbandono.Il complesso, di impianto riferibile ad epoca romanica,presenta uno sviluppo planimetrico organico con un edificio di culto a nord e una serie di ambienti disposti attorno ad un chiostro centrale. Del complesso monastico sono attualmente visibili due delle tre absidi della chiesa(della terza è visibile solo l’imposta), oltre a numerose murature, per la maggior parte interrate, relative al chiostro, ad ambienti ad esso collegati e ad una possibile delimitazione muraria dell’intero insieme.La campagna di scavo,condotta dalle universitàdi Venezia e Siena sotto la direzione di Sauro Gelichi e Riccardo Francovich, è iniziata però solo nel settembre 2002341. Gli scavi avevano come primoobiettivo la comprensione della topografia del sito, che è apparsa fin da subito interessante, soprattutto per la divergenza degli assi delle murature del chiostro e delletre absidi della chiesa.Questo fatto sembrerebbe confermare l’ipotesi avanzata sulla base dello studio dei documenti, che vedrebbero la costruzione del complesso articolata in più fasi.

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E’ stata poi definita la planimetria della chiesa e avanzata un’ipotesi sulla volumetria della stessa: realizzata in pietrapanchina e lunga 13,60 m,presenta una pianta a croce con un presbiterio trabsidato aggettante ed è canonicamente orientata con l’abside a nord-est.Il transetto è scandito da quattro semicolonne su cui si impostava la crociera della volta. Nonostante i crolli e i pochi reperti, risultano comunque superstiti dei frammenti di muratura che conservano le decorazioni originarie ottenute con intonaco di colore bianco sul quale erano state tracciate campiture rosse e alcune decorazioni marmoree,molte di riuso ascrivibili a varie epoche. La lettura dei rapporti stratigrafici ha evidenziato però, in corrispondenza dell’emiciclo absidale, la presenza di un edificio di culto preesistente sui perimetrali del quale insistono gli elevati della fase successiva: si tratta di una piccola aula monoabsidata (5,8x3m), forse identificabile con la chiesa citata nei primi documenti del cartulario del monastero. Il chiostro ha invece uno sviluppo quadrangolare e presenta regolarità di proporzioni: sui loggiati si affacciavano, come già anticipato, i diversi ambienti in cui erano ripartite le funzioni della vita monastica. Sul lato settentrionale si trovavano probabilmente gli ambienti destinati alla sacrestia e alla sala capitolare. Quelli situati invece sui lati meridionale ed occidentale ospitavano presumibilmente le altre funzioni connesse alla vita monastica, rispettivamente i magazzini e il refettorio346. Nella parte settentrionale appare una muratura a secco non completata che gli archeologi attribuiscono ad un tentativo non portato a termine di ampliamento della chiesa.Eguale attenzione meritano però anche gli impianti metallurgici connessi al monastero che, grazie alla ricchezza dei boschi e dei corsi d’acqua, così come alla posizione strategica, ancora una volta sorsero numerosi in epoca pre-industriale. L’attribuzione a questo periodo è stata possibile grazie al ritrovamento di alcuni frammenti di ceramica e ad alcune peculiarità comuni rinvenute in impianti situati lungo i fossi del Pian D’Alba e all’isola d ‘Elba.L’ipotesi che vi sia un legame tra la presenza del monastero e gli impianti produttivi si trova nell’ubicazione di questi ultimi: il rio Fanale, cioè il punto di confine fra l’area di influenza di San Quirico e quella sottoposta all’altro monastero benedettino, San Giustiniano di Falesia, sorto nella prima meta’ del XI secolo per iniziativa della famiglia della Gherardesca, costituisce il limite oltre il quale non sono rintracciate evidenze di lavorazioni metallurgiche a fronte di analoghe condizioni ambientali. La valenza religiosa ed economica di entrambi i monasteri appare comunque evidente alla luce delle attività portate avanti da uno piuttosto che dall’altro: attorno a San Giustiniano di Falesia sembrano gravitare tutte quelle legate al commercio e allo sfruttamento del vicino lago mentre quello di San Quirico,come già detto, gestisce la lavorazione metallurgica. Ciò che è possibile dedurre, al di là delle differenti declinazioni, come le istituzioni monastiche giocarono un ruolo chiave nella riorganizzazione economica del territorio fra l’XI e il XII secolo.

FONTE: Tesi di Francesca Gerosa e Valeria Guerrisi relatore Valter Scelsi e correlatrice Marta Coccoluto