DAL TARDO ROMANO IMPERO AL MEDIOEVO

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DAL TARDO ROMANO IMPERO AL MEDIOEVO 2017-05-11T14:56:11+00:00

DAL TARDO ROMANO IMPERO AL MEDIOEVO

 DAL TARDO ROMANO IMPERO AL MEDIOEVO

populonia

TARDO ROMANO IMPERO-POPULONIA

Il tardo romano impero rappresentò l’ultima parte della storia politica romana che va convenzionalmente dalla presa di potere di Diocleziano nel 284 d.C. fino alla caduta dell’Impero romano d’Occidente nel 476 d.C., anno in cui Odoacre depose l’ultimo imperatore legittimo,Romolo Augusto.In quegli anni un altro importante personaggio durante i suoi viaggi descrisse Populonia,dandone un’immagine non molto mutata rispetto a quelle dei precedenti viaggiatori.Claudio Rutilio Namaziano, politico-autore latino e praefectus Urbia Roma nel 414 d.C., annoterà sul suo diario datato 417 d.C.

“Agnosci nequeunt aevi
monumenta prioris
grandia consumpsit
moenia tempus edax;
sola manent interceptis
vestigia muris
ruderibus latis tecta
sepulta iacent.
Non indignemur mortalia
corpora solvi:
cernimus exemplis
oppida posse mori”.

Il medioevo populoniese,attraverso le scarse informazioni oggi pervenute,sembra proseguire il lento declino iniziato già in epoca imperiale. I risultati delle indagini archeologiche attestano in questo periodo l’abbandono del tratto settentrionale della via basolata e della struttura che si insedia ad ovest della strada.Le strutture antiche vennero addirittura utilizzate come cava di materiale da costruzione da correlare con ogni probabilità alla costruzione del Castello di Populonia di cui si parlerà in seguito.Per quanto concerne i reperti rinvenuti sulla spiaggia, invece, si hanno ancora tracce di utilizzo,probabilmente legate alla presenza di un fontanile:si pensa ad un riuso a fini abitativi e funerari, oltre a rinvenimenti che testimoniano la costruzione di alzati in materiale deperibile e quattro sepolture contemporanee tra loro.Questi ritrovamenti ci permettono di analizzare un fenomeno più ampio che gli studiosi hanno riconosciuto come modello insediativo tipico dell’epoca tardo-antica e che sono i presupposti per quel fenomeno conosciuto con il nome di “incastellamento”.Tra il V e il VI secolo d.C. si osservano infatti due fenomeni tra loro collegati;il primo è l’abbandono delle ville tardo-romane e la loro frequentazione a carattere funerario, aspetto tra l’altro peculiare proprio dell’entroterra di Populonia e della valle dell’Albegna.Non è infrequente trovare necropoli attestate sui siti di alcune ville, come ad esempio sul Poggio del Mulino, il che può essere interpretabile come una parziale e provvisoria occupazione delle strutture esistenti da parte di gruppi di pastori.Il tutto quindi fa percepire un generalizzato disordine insediativo, legato anche alla perdita di importanza degli edifici stessi.Il secondo fenomeno, invece,è rappresentato dalla contemporanea comparsa,in vari territori dell’entroterra,di alcuni nuovi piccoli siti,localizzati sulle pendici collinari, che abbandonano i vecchi insediamenti andando ad occupare gli spazi collocati nel precedente assetto.Questi dati, seppure parziali,convergono comunque nel delineare una tipologia insediativa fra VI e VII secolo d.C. che costituisce,seppure in continuità con le evoluzioni successive,una fase intermedia con caratteristiche proprie.In accordo con le previsioni è infatti frequente trovare nei pressi di numerosi castelli,soprattutto nell’area di Roselle, insediamenti di epoca tardo-romana che lasciano supporre che la popolazione sia confluita nei siti soprastanti e che quindi molti di questi esistessero già come villaggi fortificati o come curtis e che spesso verranno ritrovati come castra nei documenti dell’VIII secolo d.C.280.Nel frattempo Populonia,nonostante la decadenza che la caratterizzava ormai da secoli, diventò vescovado poichè comunque aveva mantenuto da molti secoli il rango di civitas.L’istituzione della diocesi, i cui confini si estendevano dal litorale tirrenico alla parte più meridionale delle Colline Metallifere comprendendo l’Elba e le isole minori dell’ArcipelagoToscano (ad eccezione del Giglio e di Giannutri),rappresentò l’avvio di una riorganizzazione territoriale su base ecclesiasticogiurisdizionale,che però si inserì in un paesaggio da tempo organizzato in più nuclei di popolamento rispetto ai quali Populonia non sembra rappresentare l’aggregato più rilevante.
Il primo presule ricordato è un certo Asello, presente al sinodo di Papa Gelasio I nel 495 d.C. e, come titolare della diocesi, a quelli di Papa Simmaco nel 502 d.C.284.Il vescovo più celebre della città è stato però Cerbone,terzo e ultimo, le cui origini si ipotizzano Africane, oppure che semplicemente facesse parte del clero di Populonia.Papa Gregorio Magno, nei suoi dialoghi, lo menzionerà spesso attribuendogli atti miracolosi quali quello di esser riuscito ad ammansire l’orso mandato da Totilia che avrebbe dovuto sbranarlo come punizione per aver nascosto alcuni soldati.Il vescovo però fuggì all’Isola d’Elba intorno al 573 d.C. per sfuggire ai Longobardi che conquistarono la Toscana nel 569 d.C. rendendo Lucca la sede del nuovo ducato.L’Isola d’Elba, infatti, sarebbe invece rimasta sotto la protezione di Bisanzio per ancora qualche decennio. Il vescovo Cerbone però presto morì sull’isola, ma espresse il desiderio di essere seppellito nel sepolcro che lui stesso si era preparato a Populonia: i suoi chierici riuscirono a realizzarlo all’insaputa dei Longobardi,in un luogo tutt’oggi ignoto,e solo successivamente le spoglie furono trasferite nella cattedrale di Massa Marittima.Uno dei maggiori interrogativi da sciogliere in merito a questo periodo storico riguarda per l’appunto l’ubicazione della sede vescovile di San Cerbone che, viste le circostanze, deve esistere necessariamente,anche se le ricerche condotte fino ad oggi non hanno prodotto risultati certi.Sono state avanzate ipotesi diverse, tutte però che prevedono un trasferimento della cattedrale nel corso dei secoli. Attualmente quella che risulta più probabile è un’oscillazione che vede lo spostamento della sede dall’epoca classica sull’acropoli alla zona del porto in età paleocristiana,con poi un nuovo arroccamento verso la metà del VI secolo d.C. che si concluderà con un definitivo abbandono dell’arce dalla seconda metà dello stesso secolo fino al trasferimento della diocesi a Cornino e successivamente a Massa Marittima.In accordo con le testimonianze che ci sono offerte da Agostino del Riccio, è possibile che la prima cattedrale fosse quella intitolata a San Giuliano e ubicabile presso la moderna chiesetta di San Cerbone date le più ampie dimensioni (suggerite dalla presenza di colonnati) e dell’ubicazione in area cimiteriale prossima al porto, quindi maggiormente frequentata. Di questo edificio, però, non si ha più traccia: anche la carta del 1589 non la raffigura già più. Attualmente si pensa possano essere le strutture riportate in luce dall’erosione marina nelle vicinanze di San Cerbone.Con l’incursione dei Goti del 546 d.C. si verificò un arroccamento dell’insediamento il cui riflusso all’interno delle mura etrusco-romane trascinò con sé la sede episcopale e la Cattedrale sul Poggio del Castello, denominata dall’archeologo Minto durante i suoi scavi nel 1914 San Cerbone Vecchio. Non si può, tuttavia,escludere del tutto che i muri rinvenuti, affioranti dal terreno, possano riferirsi ad un edificio di culto costruitofra il XII e il XIII secolo d.C.in seguito al ripopolamento della città alta: Landolfo del fu Andrea nel 1174 dette in concessione a due agricoltori ad alcuni terreni, di cui uno “infra urbem Populonii”, affinchè vi costruissero la casa.Viste le dimensioni e l’iconografia absidale però, rimane più attendibile la prima delle due ipotesi.Come già accennato il vescovo Cerbone,nonostante l’arroccamento,fu costretto alla fuga all’Isola d’Elba, dalla quale tornò soltanto tra il 575 e il 590 d.C. per essere sepolto sulla terraferma, come testimonia la narrazione di Papa Gregorio Magno: vista la situazione, che costrinse lo sbarco a Populonia in segreto, la sepoltura frettolosa del santo e il ritorno sull’imbarcazione è molto probabile che il luogo della deposizione sia localizzabile non distante dalla costa.Anche la narrazione Vita di San Cerbone, proprio nell’episodio del seppellimento, lascia ipotizzare che si potesse trovare nell’area di Baratti, in una posizione periferica rispetto alla città antica come comunque spesso avveniva per le cattedrali di quest’epoca.A Populonia si ha nota l’esistenza di un castello,grazie a un documento datato 23 aprile 1117 e firmato da un certo Ugo di Tedice che sancisce una concessione in usufrutto di parte di questo alla vedova del loro padre, Ermengarda del fu Ildebrando Visconti.Le fonti riferite a questo castello sono pochissime:probabilmente si trattava di un castello di nuova fondazione, probabilmente eretto dal Vescovo di Massa Marittima che ne era proprietario assieme ai conti della Gherardesca, che ne esercitavano alcuni diritti. Una delle ipotesi più accreditate è che il castello fosse situato sul podere “La Casaccia”, sia per la posizione sufficientemente elevata, per la vicinanza al porto, sia per la discreta superficie pianeggiante offerta dal terrazzo naturale.Il resto dell’abitato si raccoglieva solo sulle basse pendici del monte, verso la costa, a porto Baratti, dove doveva trovarsi anche una pieve di cui giunge a noi notizia solo dagli elenchi delle decime del 1298 senza però specifici riferimenti alle chiese da essa dipendenti.Documenti risalenti al XII secolo, descrivono Populonia alta come definitivamente abbandonata; un tentativo di ripopolamento di Populonia,rimasto peraltro isolato, è testimoniato da un atto del 25 agosto 1174 in cui Ranieri del fu Paolo e Ormanno del fu Bonfiglio promisero didare a due coltivatori, metà come allodio e metà come feudo, ventiquattro staiora di terreno per uno nei confini di Populonia e una scala e mezzo di terreno in cui costruire una casa nella città. Al di là degli aspetti produttivi, l’incastellamento comunque si sviluppò anche congiuntamente ad esigenze difensive e di comando territoriale, che determineranno, attraversola logica feudale, anche la dislocazione di abbazie e monasteri. Nel caso del golfo di Baratti non vi sono tracce archeologiche che consentano ad oggi di precisare meglio quali fossero le strutture materiali di riferimento della nuova giurisdizione ecclesiastica:esiste invece della documentazione in merito alle attività economiche sull’istituzione che le organizzò e diresse a partire dall’ XI secolo, ovvero il monastero benedettino di San Quirico e i numerosi opifici metallurgici ad esso legati.Il monastero era sorto sulle pendici di Poggio Tondo, a breve distanza da Populonia, laddove poteva dominare il tratto costiero del promontorio nei pressi di Cala San Quirico e, contemporaneamente, il sentiero che ancora oggi congiunge la città a Piombino.Nel 1939 Piombino era la capitale di uno stato che comprendeva Populonia,Suvereto, Scarlino Buriano,Badia al Fango, l’isola di Pianosa, Montecristo e Isola d’Elba.E’ in questo contesto che nasce il complesso del Poggio del Castello a Populonia. Non sono molte le fonti documentarie che permettono di definire con esattezza la nascita del borgo, benché in termini generali sia considerato uno dei tanti esempi di città di fondazione o terra-nuovanbasso-medievale. Con la fondazione dello stato di Piombino, Populonia ne diventa il baluardo difensivo più settentrionale: è quindi facilmente inquadrabile nella politica di ripopolamento e controllo del territorio voluta dagli Appiani tra la fine del XIV e il XV secolo. Il percorso difensivo che si sviluppava lungo il litorale, simile ad una mulattiera, si allacciava poi all’altezza della Torre Nuova del Molino alla Via dei Cavalleggeri, fatta realizzare da Cosimo I de’ Medici nel corso del XVI secolo: un sistema lineare di difesa lungo costa organizzato inun collegamento tra torre e torre (una delle quali è torre Baratti, costruita anch’essa nel XV secolo),battuto da cavalleggeri in perlustrazione con il compito di impedire non solo attacchi dai pirati del mare, ma anche approdi incontrollati di navicelli che potessero far sbarcare persone straniere infette dalla peste e offrire un efficiente servizio postale per la messa in sicurezza del trasporto del materiale ferroso da Portoferraio fino a Livorno.Cosimo I de’ Medici fu il primo Granduca di Toscana e la città di Piombino gli era stata ceduta da Carlo V sotto le pressioni dell’imperatore del Sacro Romano Impero (JacopoIV nel 1509 si era infatti posto sotto l’egida imperiale di Massimiliano I) poiché era rimasto negativamente impressionato dalla capacità che avevano dimostrato gli Appiani nel difendere l’isola d’Elba dalle scorrerie turche. Piombino passa dunque sotto il controllo del nascente Granducato di Toscana sebbene lo stesso Cosimo rinuncerà a Piombino in cambio di Siena e dell’attuale Portoferraio.

TARDO ROMANO IMPERO :FONTE: Tesi di Francesca Gerosa e Valeria Guerrisi relatore Valter Scelsi e correlatrice Marta Coccoluto